Illustrazione Irene Ghillani

Sei stranieri spiegano cosa pensano della nostra ossessione per il caffè

Chi si chiede come riusciamo a bere tutti questi caffè e chi non ce la fa dopo tanti anni a bere l'espresso al bar.

di Leon Benz; illustrazioni di Irene Ghillani
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dic 14 2017, 11:00am

Illustrazione Irene Ghillani

Questo post fa parte de La Guida di MUNCHIES al caffè, realizzato in collaborazione con Lavazza.

L’ultima volta che sono stato dalla mia dentista non è andata molto bene: oltre un bel conto salato, mi sono preso una bella sgridata su quanto avessi rovinato lo smalto dentale con caffè e vino rosso. Ovviamente ho promesso di berne meno di entrambi e con la stessa ovvietà ho fallito quando la sera dopo ho fatto il conteggio di quanti caffè mi ero bevuto durante la giornata.

Probabilmente ha a che fare con il lavoro che faccio: stare tutto il giorno davanti a uno schermo a 13 pollici è più stancante di quanto possa sembrare. Ma con probabilità ancora più alte ha a che fare con il fatto che sono nato e cresciuto in Italia. Solo per soddisfare l’esportazione e il consumo interno, ogni anno, in Italia vengono importati circa 8 milioni di sacchi di caffè e il consumo nazionale vale il 7,46% dei consumi mondiali e il 13,50% di quelli UE.

Ma se c’è un’altra grande verità, oltre a quella che c’è un grande consumo, è quella che esattamente come con il cibo, l’italiano medio ha un rapporto estremamente isterico e geloso con il caffè - cosa che non sempre fa sentire a proprio agio un sacco di turisti e stranieri che vivono qua quando al bar chiedono qualsiasi variazione dell’espresso italiano.

Per capire come uno straniero si sente di fronte a questo muro culturale del caffè così radicato in Italia, ho contattato un po’ di stranieri che vivono qua per chiedergli cosa pensano del caffè italiano e del rapporto degli italiani con il caffè.


Steffen, 51, tedesco

Non sono mai stato un grande amante dell’espresso italiano. Per carità, è buono ma ho problemi con la modalità d’assunzione.

Ho vissuto in Italia per più della metà della mia vita. Mi ci sono sposato, ho fatto dei figli e fino a quando ci vivevo quasi tutti i miei amici erano italiani. E sì, adesso che mi ci fai pensare, il caffè è sempre stato un tasto un po’ pericoloso.

Non sono mai stato un grande amante dell’espresso italiano. Per carità, è buono ma ho problemi con la modalità d’assunzione. Non so se mi spiego, a me piace bere il caffè come un tè ed è per questo che ho sempre bevuto il caffè filtro. Ciò comporta che ogni volta che ho invitato amici a cena o a pranzo partissero le frecciatine su quanto fossi “crucco” quando mi preparavo una tazza di caffè.

Fondamentalmente credo che il caffè, esattamente come il cibo, sia una di quelle cose su cui l’italiano medio ha problemi con tutto ciò che sia diverso. Prova a mettere la panna nella carbonara e prova a fare un caffè filtro dopo pranzo a un italiano: il risultato che ottieni è più o meno uguale.

Clarence, 23, francese

Quello che sicuramente mi ha impressionato è vedere quanti caffè gli italiani bevono al giorno.

Partendo dal presupposto che bevo pochissimo caffè quello che sicuramente mi ha impressionato quando sono arrivata qui è vedere quanti caffè gli italiani bevono. Ho un compagno dell’università che in 8 ore si è riuscito a bere 6 caffè della macchinetta. Al di là del fatto che non credo faccia molto bene, non riesco a capire come ci riesca fisicamente. Sembra che il caffè non gli faccia nulla.

Comunque sia, anche nei bar, ogni volta che ci vado vedo quelle infinità di tazzine sporche. In Francia è diverso, a Toulouse, per esempio, il caffè è più un momento di relax o qualcosa da bere take away se fuori fa tanto freddo. C’è anche da dire che l’espresso italiano è molto buono, ma spero solo di non tornare in Francia con la dipendenza da caffeina.

Barbara, 47, olandese

L'importanza che date alla tazzina, "al vetro", "tazza grande", "tazza piccola", sinceramente non riesco a capire che differenza fa rispetto al caffè.

Come nel resto del mondo, anche in Olanda, il caffè italiano è molto apprezzato. L'espresso o comunque quello che pensiamo lo sia e tutte le sue declinazioni sono popolarissimi, ma venendo in Italia mi sono resa conto innanzitutto di com'è il vero espresso, molto più "corto" del nostro: due sorsi ed è finito.

Poi l'importanza che date alla tazzina, "al vetro", "tazza grande", "tazza piccola", "tazza calda", sinceramente non riesco a capire che differenza fa rispetto al caffè.

Comunque sia, tralasciando le tazze, ti assicuro che la cosa che colpisce di più un olandese è il fatto di bere il caffè in piedi al bancone del bar: per noi il caffè è pausa, si sta seduti e ci si prende tutto il tempo necessario: è più un rito legato al "tavolino". Qui è proprio visto come una breve condivisione di tempo con qualcuno o un'abitudine legata ai pasti.

Infatti, in media, ne bevete anche molti di più rispetto a noi.

Peter, 28, inglese

Non riesco a immaginare un italiano senza l’espresso. Nel bene e nel male.

A dire il vero, non credo di aver mai bevuto un espresso finché stavo in Inghilterra e se proprio bevevo un caffè, mi prendevo un americano. Da quando vivo in Italia ho imparato ad apprezzare l’espresso. Anzi, me lo bevo ogni giorno e credo faticherò a non berlo quando tornerò in Inghilterra. Inoltre, credo che l’espresso rappresenti perfettamente l’italiano: un salto al bar, il bancone, le chiacchiere al volo e la spensieratezza frenetica. Ahah, forse è una mia visione un po’ forzata ma ecco non riesco a immaginare un italiano senza l’espresso. Nel bene e nel male.

Matthew, 33, americano

Gli italiani, esattamente come fanno con il cibo, quando sono all’estero sono una vera palla al piede

Credo che ci siano due grandi verità sul caffè e gli italiani. La prima è che il caffè italiano, anche nei peggiori bar, è, tendenzialmente, un buon caffè. La seconda è che gli italiani, esattamente come fanno con il cibo, quando sono all’estero sono una vera palla al piede: per un po’ di tempo ho lavorato in un bistrot a New York e ti assicuro che ogni italiano in vacanza doveva dire la sua su quanto il caffè non sia buono.

Abdessafi, 27, marocchino

Quando ho scoperto che il caffè marocchino non aveva a che fare con il caffè che si beve da noi ci sono rimasto abbastanza male.

La prima cosa che ha sconvolto del caffè in Italia è il concetto di “caffè marocchino”. Quando ho scoperto che non ha nulla a che fare con il caffè che si beve in Marocco ci sono rimasto abbastanza male. Non perché sentissi nostalgia del mio caffè, ma perché si chiama così semplicemente perché il colore del caffè macchiato è simile al colore della pelle dei marocchini. Complimenti, che originalità!

Comunque sia, se in marocco chiedete un caffè vi arriva un caffè lungo, molto zuccherato, aromatizzato con cannella o altre spezie e sì, mi dispiace: non ha nulla a che vedere con il “caffè marocchino”.

Questo post fa parte de La Guida di MUNCHIES al caffè, realizzato in collaborazione con Lavazza.