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Come andare in vacanza in posti bellissimi quando hai pochi soldi, ma sai cucinare

Prendi l’arte ma non metterla da parte, anzi, fanne buon uso. È questo ciò che faccio da tre estati con una sorta di gastro-couchsurfing.

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30 luglio 2018, 9:15am

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Prendi l’arte ma non metterla da parte, anzi, fanne buon uso. È questo ciò che faccio da tre estati a questa parte. Avendo perso il lavoro a fine 2015, quando mi sono reinventatocuoco a domicilio, ho deciso che utilizzare ciò che so fare, ovvero cucinare, come moneta di scambio per farmi una “vacanza” non sarebbe stato poi così male.

Ho virgolettato vacanza perché in realtà il mio è un viaggio-studio. Ma un attimo vi spiego di cosa si tratta.

Allora, tutto nasce una mattina di giugno del 2016. Mi alzo dal comodo letto del mio appartamento di Milano, avvio il computer e, senza pensarci, scrivo sulla pagina Facebook del mio alter ego L’Uomo Senza Tonno una sorta di chiamata alle armi.

Altamura, Puglia.

In pratica di lì a poco sarei dovuto stare in Sicilia per quattro settimane incassato in un sandwich di matrimoni di amici, uno a fine luglio, uno a fine agosto. Non avendo programmi su come trascorrere le vacanze, ho scritto che sarei stato nella natia Trinacria ad agosto e ho domandato ai miei fedeli Follouà: "Chi mi ospita?" In cambio di un giaciglio avrei offerto ai temerari una cena preparata da me, essendo io un cuoco a domicilio.

Mi aspettavo un diluvio universale di pernacchie e "Resta-Dove-Sei-!" e invece in mezza giornata avevo già abbastanza richieste, tante da doverne declinare qualcuna. Una ventina di emeriti sconosciuti si erano offerti per darmi ospitalità.

È nato così #TonnoInTour, il mio gastro-couchsurfing a zonzo per i confini italiani, anche se progetto di andarmene a randagiare in Europa tra non molto. Sono stato in Sicilia nel 2016, in Puglia lo scorso anno, sarò in Campania dall’1 al 29 agosto di quest’anno.

Un panino con polpo trangugiato a Polignano a Mare nel 2017.

Avendo un buon seguito sui social trovare adesioni non mi è stato difficile ma, vi starete domandando, io che non sono un "influencer" come faccio a fare una cosa come questa?

Se non volete usare i consueti portali di couchsurfing, fossi in voi partirei dal passaparola, mi affiderei a qualcuno che conoscete già e che è disposto a innescare una sorta di catena di Sant’Antonio, per conoscenze si arriva ovunque (siamo in Italia, giovani, vi pare?).

L’itinerario è la cosa più complicata da redigere soprattutto se, come me, non vi muovete con mezzi privati ma andate all’avventura, sperando che esista una tratta ferroviaria o un bus che vi porti da un punto A un punto B senza dover circumnavigare l’equatore. Far combaciare i periodi di disponibilità degli ospiti con un tragitto che non sia un continuo saliscendi è complicato. Il primo #TonnoInTour, quello in Sicilia, fu massacrante, balzai da un capo all’altro della costa orientale senza criterio. Lo scorso anno in Puglia ho dato ordine al cammino. Quest’anno in Campania sarà altrettanto ma farò da sud verso nord, dal Cilento fino al casertano.

Sulle mete che mi vengono proposte faccio comunque una selezione preliminare. Prediligo luoghi che abbiano qualcosa di interessante da un punto di vista gastronomico, d’altronde l’obiettivo primario è far incetta di assaggi e scoprire nuovi ingredienti.

pecora alla r’zzaul
Pecora alla r’zzaul

Per dire, durante questi viaggi il mio palato ha fronteggiato sapori d’ogni tipo: dalle orecchiette di grano arso alle braciole d’asino a sugo a Ferragosto, dalle tette delle monache (dei pasticcini simili ai Sospiri pugliesi) alla pecora alla r’zzaul (piatto scomparso perfino dai menu delle trattorie zozze, è una pecora vecchia cotta in forno a legna dentro una giara di terracotta con verdure dolci ed erbe amare, il tutto chiuso con della pasta di pane a fare da tappo), tutto questo in Puglia mentre Palermo mi ha posto di fronte a coraggiose prove d’assaggio, tipo la quarume (bollito misto di quinto quarto con retto annesso), frittola (calletti e cartilagini raccolte praticamente dal pavimento delle macellerie, lessate e fritte da mangiare a piatto o in un panino), insalata di mussu e carcagnola (musetto e zampini con in più qualche tocchetto di pene di manzo, per gradire).

Frittola a Palermo.

Sui miei criteri di selezione conta molto anche il modo in cui si presenta la persona che mi contatta. Più informazioni mi dà su cosa si potrebbe fare, più si becca la nomination.

Essere ospitato dalle persone del luogo, che conoscono piatti tipici e locali fuori dal circuito delle guide, permette inoltre di entrare nel vivo del tessuto gastronomico del posto. E vuoi mettere poi la cucina casalinga, quando sbuca una nonnina che ti mostra come si fanno le scacce ragusane, con la sua versione che mai sarà uguale a quella della vicina, così come intrigante è l’arcipelago onomastico della stessa pietanza, il cui nome cambia nel giro di pochi chilometri.

Il #TonnoInTour mi dà inoltre una vagonata di spunti per nuove ricette. A chi mi ospita offro gratuitamente una cena, agli ospiti extra richiedo un piccolo contributo per la spesa, essendo questa a mio carico.

Non ho un budget illimitato ovviamente, ma cerco di scovare i prodotti migliori possibili nei mercati del luogo. Ormai sono abituato a contrattare con gli ambulanti, spesso riesco a estorcere qualche sconto.

Durante i miei tour ho gettato le basi per diversi piatti che ho poi riproposto nelle mie cene a domicilio, tipo le crocchette di pesce spada con panatura alla camomilla, la granita di fichi con jalapeno verde, un risotto al pesto di basilico con polpo, burrata e pistacchi. Per non parlare di quando a Riposto, in provincia di Catania, un pescivendolo mi regalò un intero fegato di pesce spada, ingrediente che non avevo mai cucinato. Credo che fu quella l’occasione in cui superai il timore di sbagliare e cucinai a degli ospiti qualcosa che non avevo mai usato prima.

Io dubbioso davanti al fegato di pesce spada prima di cucinarlo.

Questi miei viaggi-studio sono anche una prova di forza fisica e mentale. Stare in giro per quattro settimane, cambiare casa ogni due giorni con annessi spostamenti, spesso di fortuna dato che mi muovo senza mezzo privato, dormire sempre in letti diversi non è l’apice del relax. In più, in quei giorni, la mia è tutto fuorché un’alimentazione sana ed equilibrata. La mia missione è anche – soprattutto – assaggiare il più possibile perché puoi leggere saggi e ricettari quanto ti pare, ma la Vera Cultura Gastronomica te la fai a tavola.

Diciamo che ho travestito la mia gola con una missione didattica. Mangio tutto il mangiabile rischiando anche di restarci secco, dovrei andare in giro con l’unità coronarica. Ho sempre con me una fedele scorta di gastroprotettori e pillole anti-sguaraus nello zaino, cosa che vi consiglio di non dimenticare se volete provare ad imitare questa idea di vacanza.

E last but not least, ci sono i rapporti umani. Se due estranei hanno poco tempo già prestabilito a disposizione, questo li induce a parlare liberamente, a scoprirsi senza troppe vergogne. Per molti dei miei ospiti sono stato un confessore libero dai pregiudizi affettivi che può avere un conoscente. Era come se ci conoscessimo da una vita nonostante quella fosse la prima volta che ci si vedeva in tridimensionale. Ah, già, perché chi mi contatta sa più di qualcosa sul mio conto seguendomi sui social, ma io di loro non so nulla. È una sorta di roulette russa in cui, ogni tanto, sono incappato anche in qualcuno che non è riuscito a farmi sentire del tutto a mio agio. Ricordo solo un paio di casi ma niente di grave.

E, giuro che adesso la smetto, una cosa superpettinata che ho scoperto è quanto sia bella la parola Ospite con quel suo significato palindromo che indica sia chi apre le porte di casa propria che chi è accolto. Quando prendo possesso della cucina per preparare la cena promessa, i miei ospiti diventano i miei ospiti, in un ribaltamento di ruoli che ha dell’eccezionale.

Quest’anno per il #TonnoInTour campano sarò in combutta con Munchies su Istagram. Siete avvisati.

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