Foto di Engin Güneysu per gentile concessione dell'Agenzia LeJournal

Sono andata alla scoperta del kaçak çay, il tè illegale di Istanbul

Più nero e più amaro del classico tè turco, il kaçak çay è diventato nel corso del tempo un simbolo per la popolazione curda.

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dic 5 2018, 9:52am

Foto di Engin Güneysu per gentile concessione dell'Agenzia LeJournal

In Turchia non c’è un orario preciso per bere il tè. Ogni momento è buono per fare una pausa "infuso", sia che ci si ritrovi nel bel mezzo di una passeggiata, sia durante una visita agli amici. È estremamente semplice: il tè è una vera istituzione. Tenete a mente che ogni turco ne consuma in media 3,5 kg l’anno.

Ogni volta si segue lo stesso rituale, usando la caratteristica teiera a due piani: il piano in basso serve a far bollire l’acqua, mentre quello in alto a lasciare in infusione il tè. "Per noi, è qualcosa di sacro", scherza Zeki, il giovane proprietario del caffè Piya, nel quartiere trendy di Kadıköy a Istanbul. Mentre parla, giustamente tiene stretti tra le mani due bicchieri di un tè dal colore marrone scuro.

Quando gliene ordino uno, mi chiede sempre di scegliere tra due versioni: una normale o una kaçak, illegale, in turco. La mia risposta in genere varia di giorno in giorno, fino a quando, mentre sorseggiavo il mio kaçak - più nero e più amaro del tè normale -, mi sono ritrovato a chiedermi entro quali limiti ciò che avevo tra le mani fosse proibito. Insomma, quel nome avrà pure un significato, no?

Kaçak Thé Illégal Istanbul

"La Turchia è uno dei più grandi produttori di tè al mondo, e il governo ha fatto di Caykur l’unica impresa legalmente autorizzata a produrre e a vendere il tè", mi dice Zeki a proposito dell'azienda che dà il proprio nome al tè normale, e lo confeziona da decenni.

"Negli anni ’80, il governo turco faceva molta pressione nelle regioni curde. Per dirne una: se Çaykur proponeva dieci tipi di tè differenti nella zona ovest del Paese, solo un tipo veniva venduto all’est", aggiunge.

Per contrastare il monopolio di Stato sul tè, le regioni curde si sono votate ai quei tè che venivano venduti all’estero, specialmente il Ceylon, proveniente dallo Sri Lanka, considerato come kaçak, illegale.

"Questo tè non è prodotto in Turchia. Arriva dall’est e dal sud-est, dall’Iran o dall'Iraq, percorrendo delle piccole strade illegalmente", mi spiega Özgür Galip Şensoy, dottorando in economia e autore di una relazione intitolata "Storia della produzione del tè in Turchia, e il suo ruolo".

Kaçak Thé Illégal Istanbul

Negli anni ’80, all’apice del conflitto tra l’armata turca e la guerriglia del PKK, il Partito dei lavoratori del Kurdistan, gli scontri si sono svolti proprio sulle strade percorse dai trafficanti di tè. Molti perdono la vita nel corso di questi viaggi. Ma il kaçak è ormai così radicato nelle popolazioni curde da esserne diventato un simbolo.

Nella sua relazione, Özgür Galip Şensoy spiega che "nel Sud-Est entra sempre una grande quantità di tè illegalmente nel paese. E i consumatori si sono ormai abituati a quel gusto."

Nel 2016, la società Çaykur ha provato a lanciare sul mercato una versione 'nazionale' del tè kaçak, cercando di avvicinarsi il più possibile a quel suo gusto amaro. Gli abitanti di Diyarbakir, ufficiosamente considerata come la capitale dei Curdi della Turchia, hanno fatto da cavia. Ma il tentativo non ha funzionato: questo tè non aveva né lo stesso colore, né la stessa amarezza. Insomma, è stato un fallimento totale.

"Saranno nemmeno dieci anni che il kaçak non è più totalmente illegale. L’autorizzazione di vendere e di far entrare questo tè in Turchia è legata al miglioramento delle relazioni tra la Turchia e il Kurdistan Iracheno", è quello che pensa Zeki.

Kaçak Thé Illégal Turquie

Si dice che la legalizzazione del tè sia direttamente legata al lungo processo di pace intrapreso tra l’armata turca e il PKK dal presidente Recep Tayyip Erdoğan, nel 2015. Allora Primo Ministro, Erdoğan aveva fatto togliere il divieto e aveva istituito una sorta di sistema tributario. Senza però riuscire a frenare il contrabbando.

"Il tè venduto ai consumatori è tassato dell’8%. È questo che li induce a procurarsi del tè illegale, e quindi non tassato [...]. L’altro grosso problema è il sostegno che la società Çaykur ottiene da parte dello Stato, vero ostacolo del settore privato", sottolinea Özgür Galip Şensoy nella sua relazione.

Il tè kaçak è più nero rispetto a quello turco. Il suo gusto è più marcato. Lascia un leggero sentore di amaro in bocca. Nella teiera, un solo cucchiaio basta, a differenza dei due o tre di Çaykur.

Uno dei clienti del caffè Piya, che sta origliando, dice la sua: "Nel Sud-Est della Turchia, le case sono piene di ‘kaçak’. È pericoloso per i trafficanti ma non per chi se lo tiene in casa. Io non ne ho mai comprato. In più oggi lo si può trovare tranquillamente al supermercato."

Nel caffè Piya si va principalmente per bere questa tipologia di tè. Su dieci bicchieri serviti, sette sono kaçak. "Conosco dei locali in cui ne fanno scivolare un cucchiaio segretamente nella teiera per migliorare il gusto del loro tè", confessa un cameriere. Il tè kaçak è più nero rispetto a quello turco. Il suo gusto è più marcato. Lascia un leggero sentore di amaro in bocca. Nella teiera, un solo cucchiaio basta, a differenza dei due o tre di Çaykur.

Kaçak Thé Illégal Turquie

"Il tè che vendiamo qui è importato dalla Siria. La società con la quale collaboriamo aveva un grande stabilimento ad Aleppo, ma con la guerra è diventato tutto più complicato. Si sono trasferiti nel Sud-Est, a Diyarbakir", dice Zeki. Un altro cliente di Piya, intanto, mi confessa di nascosto che esistono più locali a Istanbul dove si può trovare del vero tè kaçak.

Oggi, i grossisti non parlano più di tè 'illegale' ma piuttosto di tè 'importato'. Esiste però un mercato parallelo, in risposta alle tasse sulle importazioni ritenute troppo alte - fino al 145% -secondo le cifre del governo.

Al "mercato delle donne", un luogo situato in uno dei quartieri più popolari di Istanbul, si possono trovare dei prodotti del sud-est del paese. La caverna di Ali Baba straborda di mandorle, spezie, formaggi e di enormi bustine di tè. Ci sono anche gli 'importati', i famosi Mahmood Tea, Ahmad Tea o Al Gazal Tea, arrivati direttamente dall’Iraq o dall’Iran, tassati alle frontiere, che ritroviamo tra gli scaffali di certi negozi.

Kaçak Thé Illégal Istanbul

Lo sguardo mi si rivolge verso delle bustine aperte. "Quelle arrivano dalla Siria. Ci sono diversi tipi di foglie ma questo è del tè Ceylon", mi spiega un venditore. Capisco allora che si tratta dell’autentico kaçak.

Il Ceylon, coltivato in Sri Lanka, si riconosce dalle sue foglie essiccate, a differenza del tè turco, che è venduto macinato. Bisogna parlare in curdo, non più in turco, per capire come le bustine siano arrivate in Turchia.

Il governo turco pensa di aver trovato un modo per dissuadere i consumatori di kaçak: dicendo che questo tè sarebbe pieno di pesticidi e quindi nocivo.

"Sono stati trasportati sul dorso di un asino", spiega il venditore, "ma con la guerra in Siria e l’armata turca nei dintorni diventa complicato. Abbiamo molti meno arrivi rispetto a prima".

Stranamente, i rischi non influiscono sul prezzo. "Le bustine ‘senza fattura’?", sorride il commerciante. "Vengono 30 Lire Turche al chilo (circa 4 euro e 50), gli altri vengono 80 Lire (circa 12 euro)". Che rischi corre vendendo questo tè in pieno centro a Istanbul? Ma stavolta si rifiuta di rispondere.

Kaçak Thé Illégal Istanbul

I media turchi pro-governo riportano che, ogni anno, quasi 60 000 tonnellate di tè attraversano illegalmente le frontiere rispetto alle cinque o sei tonnellate di tè importato legalmente.

Resta comunque difficile riuscire a gestire questi canali, anche moltiplicando la presenza di cani da fiuto alle frontiere, ed è per questo che il governo turco pensa di aver trovato un modo per dissuadere i consumatori di kaçak facendo correre voce che questo tè sarebbe pieno di pesticidi, e quindi nocivo per la salute. Secondo l’ISO, l’Organizzazione Internazionale per la Normazione, il Ceylon è uno dei tè più puliti, in relazione ai residui dei pesticidi.

Dopo averne ingurgitato più di una dozzina in poche ore, mi riprometto di prendere il tè bianco, la prossima volta. Più raro e più caro (4000 Lire al chilo, circa 630 euro). Sembra che sia povero di teina ma ricco di vitamine. E penso sia senza dubbio il motivo per il quale se lo sorseggiano nel palazzo presidenziale.

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Questo articolo è apparso originariamente su Munchies FR.