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Dei ragazzi hanno creato un’app per combattere le recensioni false dei ristoranti

Non basta scrivere una recensione da casa. Devi essere nel ristorante, starci il tempo giusto per una cena e devi rispondere a delle domande che calcolano un punteggio.

Andrea Strafile

Andrea Strafile

Screen via FoodiesTrip

Non è che vogliamo debellare le recensioni false, però l’intento è di rendergli la vita molto difficile

Potete amarlo oppure odiarlo, ma ormai TripAdvisor fa parte delle vite gastronomiche di tutti noi.

Non c’è una sola volta in cui non si consulti, per essere certi che i pallini smentiscano o confermino la recensione di altri - magari esperti del settore, giusto per dirne una.

Lo faccio io, lo fate voi, lo facciamo tutti. La piattaforma che era nata ingenuamente per fornire il più dettagliatamente possibile informazioni di prezzi, di esperienza e di orari, è diventata nel tempo anche un contenitore spesso utilizzato per blastare ristoranti e ristoratori, a volte senza un criterio valido se non quella cosa che ve le ha fatte girare quella sera.

E poi c’è un problema, ben più grave: quello delle vere o presunte recensioni TripAdvisor finte. Cioè gente pagata per scrivere tante cose belle sul locale, o parecchio infamanti per affossare i concorrenti.

Come ha mostrato quel genio di Oobah Butler la cosa funziona tanto bene che si può far arrivare primo in classifica un ristorante che nemmeno esiste.

Siccome è un problema decisamente grave - perché poi ne paga le conseguenze chi davvero ci tiene a fare una cena come si deve-, dei ragazzi italiani si sono ingegnati per contrastarlo il più possibile.

FoodiesTrip è una nuova piattaforma per chi ha veramente voglia di leggere recensioni pulite, vere, di gente che in quel posto c’è stata, non ha fatto finta per beccarsi 20 euro a recensione.

Il meccanismo per fare in modo che funzioni sembra essere semplice, ma inattaccabile.

Vengono incrociati una serie di fattori che devono coesistere nello stesso momento per certificare il fatto che tu sia realmente seduto a un tavolo. Prima di tutto devi fare un check in. Quindi viene calcolata la posizione, verificato che si sia collegati al Wi-Fi della struttura, e c’è un timer infallibile che calcola quanto tempo passi lì dentro.

Insomma, non puoi stare dentro 5 minuti a guardarti intorno, devi starci proprio il tempo medio di una cena. Ciliegina sulla torta: prima di poter scrivere qualsiasi cosa, è necessario rispondere ad alcune domande specifiche, in modo da distruggere qualsiasi possibilità di fake report. Ogni recensione non è aperta, tranne per 350 caratteri da utilizzare per parlare di qualcosa in più: vi vengono sottoposte una serie di domande precise, settate sulla categoria di ristorante in cui state mangiando, e da lì sarà l’algoritmo a dare un punteggio.

L’idea è nata come startup ed è attiva, mese più, mese meno, dal 2017. In questo periodo si è creata una social community genuina, un po' come se stessi suggerendo al tuo amico dove mangiarsi una buona pizza.

E la recensione è fatta anche di punti specifici a cui rispondere per fare in modo che la critica possa essere il più costruttiva possibile e possa aiutare il ristoratore a migliorare il servizio per garantire un’esperienza sempre migliore.

Ho provato a scaricare l’app cercando di provare a fregarla, ma a quanto pare non ti da la minima possibilità: se non sei esattamente dentro il ristorante, la pizzeria o il baretto di quartiere, non ti mette nemmeno il tasto per recensire, puoi solo leggere quelle dei tuoi amici o di sconosciuti.

“L’idea è nata principalmente per contrastare le recensioni false. Ma poi abbiamo pensato di rendere la cosa più oggettiva possibile creando algoritmi in grado di rendere il tutto più preciso e imparziale”, mi ha detto al telefono Fabrizio Doremi, uno degli ideatori.

“Da questa base abbiamo deciso di arricchire l’esperienza creando una community che somigliasse il più possibile al passaparola. Praticamente l’idea è di ricreare un’esperienza reale attraverso giudizi, bacheche e condivisione di opinioni.”

Le domande vanno a toccare service, location e menù, un po' come il buon Alessandro Borghese, e i risultati vengono messi in statistiche che il ristoratore può consultare per migliorarsi.

“Poi le cose cambiano se sei in un bar, in un ristorante stellato o in un food truck”, continua. “Nel food truck ad esempio non consideriamo la location, ma il packaging. Non è che vogliamo debellare le recensioni false, però l’intento è di rendergli la vita molto difficile”.

Lo dico per voi, perché quando ti fidi troppo di gente sconosciuta e incazzata per un contro troppo salato, degli amici del ristorante che ne parlano come se fossi nel nuovo ristorante di Ducasse, è molto probabile che di quella cena non ricorderai nulla.

Una buona idea è una buona idea.
Questa è anche parecchio utile.

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