Tutte le foto di Andrea Di Lorenzo per MUNCHIES Italia 

I ragazzi dell'alberghiero parlano delle loro esperienze alternanza scuola-lavoro

Sono andato in un alberghiero di Roma per capire come gli adolescenti di oggi vedono la riforma. E già che c'erano mi hanno raccontato le loro esperienze più brutte, e belle, al riguardo.

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mag 17 2018, 8:12am

Tutte le foto di Andrea Di Lorenzo per MUNCHIES Italia 

Un giorno stavo parlando con un vecchio signore. Fu una settimana dopo l’elezione di Virginia Raggi a Sindaco di Roma, e mi disse: “Non ce l’ha fatta Giulio Cesare a governa sta città, figurati se ci riesce lei”. Io gli risposi che non poteva saperlo, era passato qualche giorno, e allora lui disse: “Lo so, ragazzo, ma di qualcuno o di qualcosa ci dobbiamo pur lamentare, no?”.

Un paio di anni fa, con il sopraggiungere dell’anno scolastico 2015/2016, è stata vagliata una nuova legge della scuola che prevede l’obbligatorietà per i ragazzi delle superiori di fare un monte ore di lavoro fissato a 200 ore per i licei e a 400 ore per gli istituti tecnici. In realtà è un’integrazione, perché una legge fuffa di Alternanza Scuola-Lavoro venne già fatta dalla Moratti nel 2005.

Tutte le foto Andrea Di Lorenzo per MUNCHIES Italia

Insomma, in pratica i ragazzi da un paio d’anni devono necessariamente avere questo totale di ore per accedere agli esami. Teoricamente serve per cominciare a far capire come funziona il mondo del lavoro e a creare nuove opportunità una volta finita la scuola. Come ha detto il vecchio saggio signore di cui parlo sopra, de qualcosa ci si deve pur lamentare. E se si tratta di riforme scolastiche, poi, è obbligatorio. La riforma, che ha i suoi punti di forza, ne ha uno in particolare soggetto a mitragliate di attacchi.

“Potrà essere svolta a scuola durante l’attività didattica, sia durante l’orario curriculare, sia durante quello extracurriculare”.

Che tradotto sarebbe: potete lavorare o durante le ore di lezione oppure d’estate. Perché chi si mette a lavorare dopo l’uscita da scuola? E quindi eccoci qui, la lamentela è stata servita.

Da Napoli a Milano sono state più di una le giornate e i cortei di protesta per una legge, che secondo molti è ingiusta. L’estate non si tocca e non capiscono per quale motivo non si debba essere pagati. Ma è proprio così? No, non è affatto così.

Tanti hanno capito che avrebbero dovuto rinunciare alle vacanze per spaccarsi la schiena gratis obbligatoriamente.

L’altra questione, quella che invece ha davvero senso di essere attaccata è: questa storia dell’Alternanza Scuola-Lavoro è una cosa utile o un modo per le aziende di sfruttare manovalanza senza spendere un centesimo? E qui, beh, siamo sempre in Italia. Sapevamo tutti che qualcuno ci avrebbe marciato sopra senza pudore.

Per capire meglio i punti di vista, cercando di scrollarmi di dosso notizie sensazionalistiche e generalizzazioni, sono andato in uno dei più importanti istituti alberghieri di Roma e d’Italia, cercando di raccogliere le storie dei ragazzi che ci sono stati o ci sono dentro fino al collo. Essendo un istituto tecnico professionale con due indirizzi ben specifici - cucina e sala - le storie non si prestano a troppi fronzoli: il lavoro era o cucinare o servire. La cosa interessante è che i ragazzi dell’alberghiero sono quasi sempre riusciti a lavorare durante la scuola

Tutte le foto Andrea Di Lorenzo per MUNCHIES Italia

All’arrivo ho varcato il cancello del piccolo cortile in cemento insieme ad Andrea, il fotografo, e come mi potevo immaginare un bel po' di ragazzi erano fuori a chiacchierare e fumare durante le ore di lezione.

Ah, quanti ricordi.
Siamo entrati un po' adulti un po' ragazzini e non sapendo bene chi cazzo fossimo hanno fatto quello che mi aspettavo facessero dei ragazzi adolescenti circondati da altri ragazzi adolescenti.

Mi hanno preso per il culo.

Tra una manifestazione di gallettismo e un’altra, ho tirato fuori il taccuino e ho cominciato a fare delle domande generiche senza sapere bene come metterle giù, un po' a tutti. “Ragazzi ciao, sto facendo un articolo sull’Alternanza Scuola-Lavoro….ehm…tipo mi dite cosa ne pensate?”

E da lì sono cominciate a volare le storie di ognuno di loro.

All'Hilton lavoravamo 6 ore al giorno dal lunedì al venerdì e a volte è capitato anche di sabato e domenica. È stata una bella esperienza, tosta...

“Io sono stato all’Hilton a Febbraio”, mi dice Christian che fa il terzo anno e ha 16 anni.

“All’inizio sono arrivato e mi hanno fatto pulire le patate, non era molto divertente. Ma piano piano mi hanno dato fiducia e quindi qualcosa in più sono riuscito a farla. Lavoravamo 6 ore al giorno dal lunedì al venerdì e a volte è capitato anche di sabato e domenica. È stata una bella esperienza, tosta, ma alla fine ci sono ragazzi che hanno trovato”.

L’ambiente della ristorazione e della cucina è molto semplice, da sempre. Mi servono braccia, mi serve personale, se sei bravo ti assumo. Che sia in nero o con contratto, se vedo che mi servi ti prendo senza girarci intorno.

Ma essendo un’attività molto elastica (perché ci siamo fermati tutti almeno una volta un’ora dopo la chiusura. E la gente che lavora non può andarsene), è molto facile arrivare al confine tra lavoro e sfruttamento. Palese o meno.

Sulla destra Luca.

Luca ha riassunto in modo ermetico la cosa raccontandomi la sua esperienza.

“Luca, allora com’è andata?”
“Una merda. C’hanno sfruttato”.

Lo sfruttamento, come dicono loro, può avvenire sostanzialmente in due modi nei ristoranti o nei locali: o fai più ore del necessario, e allora la colpa può essere o meno del capo o dello chef, oppure ti usano per fare tutte quelle cose che non ti spetterebbe fare.


“Alcuni di noi hanno lasciato la scuola o comunque finita non vogliono assolutamente fare il cuoco.”

Giorgio

Giorgio, 18 anni, invece mi dice: “Io ho scelto di fare più ore, è una cosa che ho chiesto perché voglio fare questo lavoro e ho voglia di imparare più possibile. Però ci sono state un sacco di volte in cui al posto di cucinare o tagliare o fare preparazioni mi hanno messo le ore a lavare i piatti”.

Tutti più o meno sono stati d’accordo sul fatto che questa storia di lavorare durante lo studio è una cosa buona. A parte una ragazza che non mi ha voluto raccontare la sua esperienza per paura di ripercussioni.

Non so se mi hanno sfruttato, perché non avevo ancora fatto questo lavoro. Però di sicuro ho pulito una quantità di pesce pazzesca tutti i giorni.

Joel

A parte Joel, 18 anni, che si è fatto la stagione estiva a pulire pesce in Basilicata per sua scelta, la scuola è riuscita a organizzare le ore durante le lezioni. Per cui sono andati a lavorare più o meno in massa in modo da non perdere nessuno di loro il programma. Non è tanto difficile, ma spesso in altre strutture d’Italia non è così.

Per cui ti ritrovi senza ore necessarie per accedere agli esami e allora sì che devi lavorare durante il tempo libero.

Il dramma vero, nel caso dell’alberghiero, mi dicono tutti loro, è il fatto che ci sono a disposizione 4 ore di laboratorio a settimana specifiche. Quindi l’alternanza è manna dal cielo: ma come cazzo è possibile che in un anno facciano così poche ore per imparare un mestiere?

“Alcuni di noi hanno lasciato la scuola o comunque finita non vogliono assolutamente fare il cuoco.”, continua Giorgio, ma anche gli altri. “Perché quando sei a scuola pensi che sia facile. Ma quando vai sul campo capisci davvero cosa vuol dire lavorare e quindi ti passa un po' la voglia. È pesantissimo a volte”.

Federica.

Altri però se ne innamorano, come Federica, 18 anni, che ha fatto l’apprendistato da pasticcera in due pasticcerie romane importanti (in una di queste mi ci prendo i cornetti per farmi passare l’hangover) e non vede l’ora di lavorarci.

“Io facevo le preparazioni dei macaron, mi hanno insegnato a fare i cornetti, gli impasti e le mini cake. È stato bellissimo, non vedo l’ora di tornarci a lavorare, mi hanno detto che quando voglio posso andare da loro.”

In genere nei ristoranti più blasonati spesso i ragazzi si beccano qualche soldo a fine stage in nero anche se non potrebbero. Il lavoro si paga e se non si può perché è illegale beh, capita che se ne freghino e qualcosa te la danno.

Joel, che si è fatto la stagione estiva, per esempio si è beccato qualcosa durante il periodo obbligatorio e poi è stato assunto dopo tre settimane per la fine della stagione.

“Avevo bisogno di soldi così sono rimasto. Non so se mi hanno sfruttato, perché non avevo ancora fatto questo lavoro. Però di sicuro ho pulito una quantità di pesce pazzesca tutti i giorni”.

Benvenuto nella gavetta, Joel.

Andando dentro per chiacchierare ancora un po' con i ragazzi della sala, becco Fabio Pacelli, chef del Caffè Propaganda a Roma e gli chiedo dal suo punto di vista se la cosa funziona, se i ragazzi sono ok.

“Non funziona un cazzo. I ragazzi a volte non gli va di fare nulla a volte invece sì. Ma se fai 4 ore di laboratorio a settimana vieni in cucina che devo insegnarti anche come si usa il coltello. Io ho fatto questa scuola e di ore di cucina ne facevo 16 a settimana. Come fai a imparare sennò?”

I ragazzi erano carinissimi, ma questa cosa che quasi tutti si fossero trovati bene un po' mi puzzava, così ho fatto due chiacchiere qualche giorno dopo con Enrico Camelio, docente di sala, per capire come stanno davvero le cose.

Una delle ragazze dell'alberghiero dopo un laboratorio

“Le cose stanno che noi cerchiamo di inserire i ragazzi in realtà che conosciamo, in modo da tutelarli. Io so il lavoro che faccio con loro. Mando qualità, pretendo rispetto. Però capita spessissimo che debba fare il sindacalista perché ci sono delle situazioni in cui si ammazzano anche 3 o 4 ore di più rispetto all’orario. E questo è sfruttamento. Punto.”

E di chi è la colpa? Come si può gestire una cosa del genere?
“Di tutti. Dei genitori che li tengono sotto una campana, dei ragazzi che a volte non hanno voglia di fare una cazzo e dell’Istituzione che fa le cose giusto per farle. In nord Europa fanno 6 mesi di scuola e 6 di lavoro. E alla fine li assumono. Ci vuole tanto?”

Stefano

Parlando con un ragazzo che fa sala, Stefano, scopro che in effetti ci sono state delle proteste, non è stato tutto rose e fiori.

“Per farti capire quanto è fatta male, quest’anno è uscita una nuova riforma che non permette più di fare le due settimane al quinto anno. Non si può almeno in orario di scuola. Quindi se non hai raggiunto le ore necessarie o salti la scuola giustificato, ma perdi le lezioni, oppure ti tocca andare dopo”.

“E tanti di noi magari non sapendolo non avevano ancora raggiunto le ore necessarie, quindi non hanno avuto scelta”, dice il suo compagno.

Usciamo da lì con qualche storia in più, ma so che c’è ancora qualcosa di filtrato che non è dato sapere.

Questa storia dell’Alternanza Scuola-Lavoro, da quanto ho capito, è potenzialmente un’opportunità su cui non sputare sopra, ma è praticamente impossibile chiedere a degli imprenditori italiani di usarla rispettando pienamente le regole e i ragazzi è possibile che abbiano paura a raccontare davvero come stanno le cose.

Certo è che non siamo di fronte a una cosa inutile, nessuno di loro pensa lo sia. Ma, come siamo abituati, in quel mare melmoso di articoli, commi e cagate varie ci si perde e chi conosce la strada se ne approfitta alla grande.

In cucina e nei ristoranti poi è facile come mangiare una caramella.
Forse è vero, di qualcosa ci dobbiamo pure lamentare. Ma se tutto fosse limpido non ci sarebbe modo di farlo, no?

Perché parliamoci chiaro: può essere che un giorno uno di questi ragazzi si svegli e decida di fare l’ingegnere spaziale, ma nella maggior parte dei casi sono lì per stare dentro una cucina o consigliare dei vini.

E non sono cose che si imparano sui libri, ve l’assicuro.

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