Illustrazione di Lia Kantrowitz

Un'analisi della scena della pizza in Mamma ho perso l'aereo

Tenetevi il resto, luridi bastardi.

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dic 20 2017, 8:00am

Illustrazione di Lia Kantrowitz

Mamma ho perso l’aereo è una fetta talmente grande della coscienza collettiva americana, che lo conoscono praticamente tutti per osmosi, solo per il fatto di esistere. Per me è un po' come per il Watergate: non l’ho vissuto direttamente, ma so che Richard Nixon era uno scemo.
Non sono neppure vissuto negli anni Ottanta, ma so come fare (male) la danza del robot. Così, quando il mio editor mi ha chiesto di scrivere un pezzo analitico sulla scena della consegna della pizza in Mamma ho perso l’aereo, ho avuto un’epifania. Ero praticamente sicuro di non aver mai visto il film, ma non importava, perché sapevo esattamente di cosa stesse parlando.

E ne ho avuto la conferma quando mi sono effettivamente seduto a guardarlo, perché mi sono reso conto di essere in grado di citare l’intera scena senza aver mai visto tutto “Mamma ho perso l’aereo.”

Diciamolo, Mamma ho perso l’aereo è un film sulla pizza. Gira attorno a un alterco proprio sulla pizza fra il piccolo Kevin McCallister, interpretato da Macaulay Culkin, e suo fratello maggiore Buzz. Il secondo fa spedire il primo di sopra, dove rimarrà fino alla partenza dell’intera famiglia per la Francia. La pizza mette in moto l’intera narrativa.

Poi, ovviamente, non si può non menzionare la scena di 1 minuto e 54 secondi che arriva poco dopo.

Se non guardate Mamma ho perso l’aereo da un po', lasciate vi rinfreschi la memoria. Affamato, solo e amante della pizza, Kevin ne ordina una da una pizzeria locale, la Little Nero’s. Tuttavia, per celare la sua giovinezza e ingenuità, architetta uno stratagemma elaborato che prevede spezzoni di un film gangster in bianco e nero, Filthy Souls, usati sapientemente per interagire con il ragazzo delle consegne. Così, con un’inception da film nel film, Kevin userà uno degli spacciatori protagonisti del film per comunicare con il portapizze senza aprire la porta di casa.

Il trucchetto funziona senza intoppi. Il ragazzo delle consegne bussa alla porta sul retro e, senza entrate, riceve tutte le risposte necessarie da un gangster pericoloso e vecchio stile, Johnny, che di certo non le manda a dire.

Johnny: Chi è?
Ragazzo delle consegne: Little Nero’s signore. Ho portato la pizza.
Johnny: Lasciala davanti alla porta e levati dalle scatole.
Ragazzo delle consegne: Okay. E per i soldi?
Johnny: Quali soldi?
Ragazzo delle consegne:
Quelli che mi deve per la pizza, signore.
Johnny: Ah sì? E quanto dovrei darti?
Ragazzo delle consegne: Uh, sono $11.80, signore.
[Kevin lascia scivolare $12 dollari dalla porticina per il cane]
Johnny: Tieni il resto, lurido bastardo.
Ragazzo delle consegne:
Spilorcio…
Johnny: Hey, ti do il tempo di contare fino a 10, per far sparire la tua brutta faccia gialla dalla mia proprietà, prima che ti riempia le budella di piombo. Uno, due, dieci!

[La scena termina con il rumore degli spari della pistola di Johnny, e con il povero ragazzo delle consegne che corre verso la macchina lamentandosi del declino del sobborgo di North Shore.]

Credo di aver ripetuto inconsciamente la parte del “tieni il resto, lurido bastardo” a voce alta. Dopotutto, è lo spezzone più iconico del film delle vacanze più iconico di sempre, almeno per la mia generazione. Potremmo tranquillamente definirla la scena sulla pizza più iconica al mondo. Per questo motivo sono partito per una crociata volta a sciogliere ogni nodo possibile su questa scena, per cercare di carpirne ogni minimo dettaglio.

L'AMBIENTAZIONE

Allora, iniziamo col dire che i McCallister sono ricchi. Il film non lo esplicita chiaramente ma, come per quella serie TV famosa che aveva fatto alloggiare degli amici scapestrati, fra cui un attore disoccupato e un paleontologo, negli appartamenti di West Village a New York , anche in questo caso l’agiatezza dei protagonisti era percepibile dall’atmosfera, ed era utile per permettere loro di focalizzarsi tranquillamente sulle proprie crisi esistenziali. (Le crisi esistenziali di Kevin, così come quelle di Macaulay, arriveranno dopo). Secondo John Muto, scenografo del film, “Mamma ho perso l’aereo è ambientato in un certo tipo di mondo. È chiaro non fossero poveri.”

L’agiatezza di cui parlo si riflette principalmente nella villa d’architettura georgiana abitata dalla famiglia (che è stata venduta per la bellezza di $1,6 milioni nel 2012). Jacolyn Bucksbaum, la location manager incaricata di trovare la casa, mi ha rivelato che, nonostante questa dimostrazione di benessere non fosse lo scopo della selezione, comunque la famiglia ha portato “nove persone a Parigi, per Natale. Direi basti, per l’amor di Dio.”

Il caso vuole anche che Winnetka, la città dei McCallister, sia anche la più ricca di tutto l’Illinois. E, cosa ancora più importante, un luogo fantastico per i bambini come Kevin. Prima di scrivere questo pezzo, avevo sentito parlare di Winnetka solo un’altra volta, fra le pagine del libro Savage Inequalities scritto da Jonathan Kozol. Si tratta di un libro di riferimento per chiunque sia interessato alle tematiche relative all’educazione, alla formazione e alle disuguaglianze fra le zone povere e ricche del Paese. Per capirci meglio, Kozol descrive così i ragazzi di uno dei licei della città: “a questi studenti, già a partire dal primo anno di prima superiore, si aprono svariate porte accademiche, e le loro speranze nutrite superano di gran lunga quelle anche solo desiderate da moltissimi bambini di Chicago. […] Il Washington Post descrive i quartieri di Winnetka come ‘un amalgama di vialetti d’accesso circolari, uccellini cinguettanti e case con colonnati bianchi’. E lo è. Come dice anche uno studente, la città è ‘una terra incantata di bellezza e civiltà.’”

Tutto questo per dire che, prima di perdere l’aero, Kevin non aveva vissuto alcuna situazione particolarmente avversa. Ed è proprio in difesa di questa agiatezza, nonché tranquillità domestica, che Kevin tira fuori i denti per proteggere la propria dimora. Muto, che ha anche lavorato a Mamma ho riperso l’aereo, ipotizza che il mancato successo del sequel sia dovuto proprio a un’ingiustificabile aggressività espressa da Kevin, che quella volta non aveva alcuno scopo (come una casa da difendere), per riversarla contro altri.

L'ambientazione sfarzosa spiega anche il costo eccessivo della pizza, $11.80. Forse, al giorno d’oggi, ci stupiremmo un po' meno di una pizza pagata più di 10 dollari, ma il film è uscito nelle sale 27 anni fa, e all’epoca la pizza era decisamente meno costosa. Muto, che ha anche disegnato il logo sui cartoni della Little Nero’s Pizza, conferma il nome scelto per la pizzeria fosse un po' un gioco di rimando alla celebre catena americana Little Caesars. Nonostante le svariate chiamate agli uffici di quest’ultima, non sono riuscito a ricavare il prezzo di una pizza Little Caesars nel 1990, ma ho trovato varie pubblicità per delle promozioni e sconti del 1990 che ti permettevano di comprare due pizze Little Caesars medie con l’aggiunta, compresa, di 8 guarnizioni per un totale di $8.88. I McCallister avevano le mani bucate.

Sebbene le mura della casa rappresentino una parte centrale per l’ambientazione del film, le scene negli interni sono state tutte girare in un teatro di posa costruito nel liceo New Trier High School, che durante le riprese era chiuso. Per questo la magnifica scena della pizza è stata girata in due luoghi diversi, fuori dalla casa e dentro la scuola, e i due protagonisti hanno quindi dovuto recitare da soli per tutto il tempo (ciò è davvero notevole se teniamo conto si trattasse di un bambino e di un adolescente; ma ne parleremo meglio più avanti).

LA PIZZA

Come dicevamo, Muto voleva la Little Nero’s fosse un po' una parodia della Little Caesars. Dato che ci sono, però, cercherò di analizzare il tutto più in profondità. Nero, Nerone, fu imperatore di Roma dal 37 al 68 A.C. Tra la storia di Nerone e quella di Kevin ci sono dei parallelismi notevoli. Dopo essere stato spedito al piano di sopra dal fratello, Kevin ripudia la sua famiglia. Il resto del film serve a fargli capire che la famiglia è più importante della pizza, dei giochi e della sua indelicatezza puerile. Durante questo processo di realizzazione, però, Kevin distrugge la casa che si è trovato, suo malgrado, a dover tenere sott’occhio.

Anche Nerone aveva ereditato “la proprietà di famiglia,” cioè l’Impero Romano, da giovane. E non è che abbia fatto molto per proteggere né l’impero, né la sua famiglia, anzi. Fece uccidere la madre, che durante il fiore della giovinezza di Nerone si era mostrata fastidiosamente dispotica, e ha (secondo leggenda) dato fuoco a Roma. Sembra anche che, durante la conflagrazione, sia rimasto a suonare soddisfatto il violino.

Possiamo quindi sostenere che questo riferimento storico funga da parallelo con il compito di Kevin di proteggere il dominio di familiare, ossia la casa, e di riannodare i legami con la sua famiglia stessa? La Little Nero’s serve da monito per intimarlo a non diventare un tiranno come Nerone?

Secondo Muto, no. “Si tratta solo di una parodia della Little Caesars.” Forse ha ragione. Chi lo sa, non sapremo mai cosa ne avesse avuto in mente lo sceneggiatore del film, John Hughes (R.I.P.).

Se durante tutta questa scena iconica del film non vediamo mai la pizza, l’inizio del film ci propone un assaggio del prodotto Little Nero’s. Dopo un’accurata ispezione della pizza, mi sono inizialmente chiesto se potesse considerarsi insolito o meno ordinare una pizza sottile a Chicago. Per trovare tutte le risposte gastronomiche del caso, ho contattato Liz Barrett, autrice del libro Pizza: A Slice of American History.

Chiunque vive a Chicago sa che i locali non ordinano la pizza spessa. È più una cosa da turisti,” precisa subito. I mangiatori di pizza del Midwest rivelano però una fissazione peculiare, che trova sfogo nel taglio della pizza: a quadretti.

Personalmente, credo che la pizza (rotonda) al taglio sia un abominio. Tutte le fette interne rimangono senza crosta, lasciando una scia di caos al formaggio da dover sorreggere con le mani. I tagli rettangolari precludono inoltre un’esperienza ugualitaria per tutti, perché a qualcuno toccheranno le fette migliori, ad altri quelle peggiori. È matematico. I McCallister questo lo sapevano, e infatti la loro pizza era tagliata a fette triangolari, grazie al Cielo. Dopotutto sono una famiglia cosmopolita, che se ne va a Parigi per Natale dimenticando un figlio a casa.

Il responsabile di scena di Mamma ho perso l’aereo, Billi Dambra, lavora principalmente a Chicago e mi rivela che “se non lo specifichi, la pizza qui te la tagliano a quadrettoni. Io dico loro di farmela e basta, e che a tagliarla ci penso io. Non gliela faccio tagliare.”

Ovviamente ho subito chiesto a Dambra se la pizza fosse vera. So che i responsabili di scena, se vogliono, possono essere molto creativi. Beh, la pizza era vera, e anzi mi informa che, “nel 99% dei casi, la pizza è sempre vera in scena.”

Non solo era reale, ma era anche presente in grandi quantità. Rimanere senza pizza sarebbe stata una catastrofe per un maestro della scena come Dambra. “Io mi occupo anche delle scene in cui ci sono di mezzo le pistole. Sarebbe stato un po' come finire i proiettili. […] Credo di aver ordinato 200 pizze.”

Cosa sarà mai successo a tutte quelle pizze, mi sono inevitabilmente chiesto? “Le ha mangiate lo staff.” Et voilà, un set a base di pizza, per un film a base di pizza.

Sebbene Dambra non si ricordi esattamente dove avesse ordinato le pizze, il cinematografo Julio Macat sospetta fossero di Piero’s, una pizzeria nella vicina Wilmette, in Illinois. Il locale è ancora lì e, quando ho cercato di rintracciarne i proprietari, una donna di nome Mary ha confermato che, all’epoca, c’erano solo poche pizzerie nella zona. Non si ricorda, tuttavia, di aver spedito 20 pizze a un set cinematografico, perché nel 1990 a capo della pizzeria non c’era lei bensì sua sorella. Ah, da Piero’s tagliano le pizze a quadrettoni di default. Uff.

Nonostante la pizza fosse vera, Macat ci ha comunque messo le mani. Non vediamo mai Kevin aprire il cartone della pizza, ma una scena che lo ritrae mentre lo fa, c’è. Putroppo lo spezzone è stato tagliato, ma se lo avessero lasciato all’interno delle riprese, avremmo ammirato una nuvola di vapore fuoriuscire dal cartone. Per rendere questo effetto ancora più speciale e appetitoso, Macat si era avvalso di una macchina fumogena che aveva utilizzato come espediente per una pubblicità di un cibo.

Per quanto riguarda la guida spericolata dal ragazzo portapizze, invece, Muto sostiene fosse volta a parodiare lo slogan di molte pizzerie (ora morente), che prometteva una consegna a casa il più veloce possibile, a costo di rimborsare l’intero importo dei prodotti consegnati. “Era uno slogan carino finché non ha iniziato a causare incidenti, pur di consegnare le pizze entro 20 minuti.” E in effetti il portapizze del film sbatte contro una statua nel giardino dei McCallister per ben due volte.

Nel 2015, in onore del venticinquesimo anniversario di Mamma ho perso l’aereo, la UberEATS ha consegnato una pizza Little Nero’s ai clienti della zona di Chicago.

IL FINTO FILM GANGSTER

Vanity Fair, nel 2015, ha pubblicato uno splendido articolo su Filthy Souls, trattandone ogni singolo dettaglio della sua creazione. Il film finto film all’interno di Mamma ho perso l’areo è stato girato in un giorno solo e trae ispirazione dal noto film Gli angeli con la faccia sporca. Il titolo è l’esempio perfetto della necessità fatta a virtù, perché è stato inventato quando il direttore artistico si era reso conto che avrebbero dovuto scrivere qualcosa sulla cassetta VHS usata da Kevin.

La pistola di questo film-nel-film finto era vera e di proprietà di Dambra. “Si trattava di una Thompson 911 originale. Vale un sacco di soldi. Possedevo un sacco di armi.” Non sono riuscito a trovare alcuna prova dell’esistenza di una pistola chiamata Thompson 911, ma forse è proprio per questo che vale così tanto.

L’espediente utilizzato da Kevin per far comunicare il portapizze con il protagonista di Filthy Souls ha dato vita a un’eredità a sé stante. Su Soundboards ci sono citazioni di molti film che, ordinate nei tasti di una sorta di tastiera virtuale, possono essere “suonate” per inscenare delle vere e proprie conversazioni simulate. Nei primi anni duemila sono state utilizzate per numerosi scherzi telefonici (soprattutto quelle di Schwarzenegger in Terminator), ma non ho trovato prove di scherzi fatti in nome di Kevin McCallister. Che sia Kevin stesso l’ideatore del primo scherzo di questo tipo?

IL RAGAZZO DELLE CONSEGNE

Non posso pensare minimamente di concludere quest’articolo senza cercare di rintracciare Dan Charles Zukoski, il ragazzo che ha interpretato il portapizze. Dall’aspetto bizzarro e un po' strambo, Dan interpretava perfettamente il classico adolescente sicuro di sé e un po’ sfuggente. Ventisette anni dopo, mostra ancora la stessa elusività.

Spesso, quando una persona famosa smette di esserlo o semplicemente si allontana dai riflettori, un sacco di persone danno per scontato sia morta. È successo lo stesso con Dan Charles: vi basterà fare una breve ricerca su Google per trovare un sacco di entrate e post di utenti che si chiedono se sia ancora in vita o meno. Stando a IMDB, Dan ha recitato qualche altra parte sempre nei primi anni Novanta, ma così vale per un altro attore chiamato Dan Charles, che l’assistente al regista Geoffrey Hansen asserisce essere semplicemente il nome professionale dell’attore. Hansen aveva preso nota anche del numero di telefono della madre dell’attore (ho chiamato ma il numero risulta scollegato), del numero di telefono dell’attore stesso (sconnesso pure questo), e del manager, tale Wayne dell’agenzia Neuvelle (indovinate un po'? Il telefono è staccato).

Bucksbaum, che aveva lavorato con Hughes su numerosissimi film, ricorda che il regista e scenografo fosse avvezzo a chiamare persone a caso, spesso persone della crew o parenti, per interpretare piccole parti. Sospetta, quindi, Dan Charles rientrasse in questa specifica casistica. “Non so se fosse imparentato o avesse a che fare con qualcuno della crew, ma non credo fosse un attore professionista. Era un ragazzino bizzarro.”

Tutti gli altri membri della produzione con cui ho parlato si ricordano affettuosamente di Dan Charles, ma nulla più. Uno di loro possiede ancora la giacca indossata da Dan in questa ormai nostra scena preferita, e mi ha chiesto di garantirgli l’anonimato per via di un alterco con la società di John Hughes per via di un altro oggetto di scena.

Sono portato a credere Dan Charles Zukoski non sia morto, bensì che abbia semplicemente deciso di smettere di recitare per darsi a una vita normale. È riuscito a scappare ai calvari della vita da star del cinema adolescente, probabilmente scampando a un’età adulta travagliata. Non possiamo dire lo stesso di Macaulay Culkin.

MACAULAY CULKIN

Macaulay Culkin è la baby star e attore prodigio per eccellenza. Non serve io mi addentri troppo fra le pagine della sua storia perché, “semplicemente” e come spesso capita, la fama lo ha derubato della sua infanzia, e lui ha poi cercato riparo dai riflettori.

Macaulay Culkin ora è un adulto e sembra aver sviluppato una fissazione particolarmente bizzarra per la pizza. Dopo anni di silenzio, nel 2013 è arrivato un suo nuovo “film,” un corto di 27 minuti presente su Youtube e intitolato “Macaulay Culkin mangia una fetta di pizza.” Che poi è anche la trama del corto stesso.

Alla fine abbiamo tutto scoperto il mini film fosse un corto promozionale per la sua nuova band, the Pizza Underground, che è ora morta. Il video promozionale coincideva con il demo nuovo pubblicato dal gruppo, che conteneva perlopiù parodie dei Velvet Underground e testi dedicati alla pizza. L’anno dopo, nel 2014, Noisey ha ospitato la première di un video dei Pizza Underground, che conteneva sfondi a base di pizza, pezzi di pizza appesi al soffitto e una batteria/cartone della pizza.

Ho cercato di raggiungere Culkin, ma sono arrivato a un livello di vicinanza simile a quello dei membri dei Pizza Underground. Loro sono amici di un amico di Culkin e mi hanno detto che, per arrivare a lui, sarei dovuto passare prima dal suo pubblicista, che però non sentivano da un po'. Mi hanno dato l’idea di essere molto protettivi nei suoi confronti.

Ed è ovvio lo siano. Qualsiasi magazine e tabloid ha cercato di speculare sulla vita di Culkin, soprattutto su quella dopo la fama prematura. Possiamo considerare la sua ossessione per la pizza come un tentativo di rimpossessarsi della sua infanzia, o di rivisitare qualcosa che viene fortemente associato alla sua carriera e che può dare una chiave di lettura per la sua età adulta?

Uno degli ingredienti della pizza è la nostalgia. Secondo Barrett, la nostra esperta di pizza, “la pizza viene associata a tutte le cose divertenti della vita, fin da quando siamo piccoli. E questa sensazione permane anche quando siamo adulti, perché ci ricordiamo di quando eravamo piccoli e ci piaceva mangiare la pizza assieme a tutta la famiglia.”

Mamma ho perso l’aereo delinea, forse, l’ultimo periodo della vita di Culkin in cui si è sentito “normale.” Sebbene si siano susseguiti altri film di successo dopo questo, Mamma ho perso l’aero lo ha catapultato nel mondo dorato delle grandi star di Hollywood. Molti dei “testimoni” che erano presenti sul set del film ricordano atteggiamenti dispotici da parte del padre di Culkin, quindi non è chiaro se durante le riprese fosse felice o meno, però, almeno, era ancora un bambino. E sicuramente, come molti bambini, mangiava un sacco di pizza.

Spero di sbagliarmi, e spero anche Macaulay Culkin stia bene e ami ancora la pizza.

La pizza può davvero aiutarci a mettere un attimo in pausa l’età adulta con tutti i problemi che ne conseguono, così come può farlo un film della nostra giovinezza che ci è rimasto particolarmente nel cuore.

Mamma ho perso l’aereo è un due in uno, perché ci ricorda un periodo della vita in cui le cose era più semplici, e parla di pizza, pizza con il formaggio. Potrebbe essere questa la ragione dietro al suo successo duraturo. O forse no, non so davvero perché sia ancora famoso, è piuttosto stagionato come film. Scusate dovevo dirla.