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Cosa succede quando hai dei vicini confusi che scambiano la bandiera del Jack Daniel’s per quella dell’ISIS

Già, c’è una bella differenza fra la nota distilleria del Tennessee e la famigerata organizzazione terroristica.

Jelisa Castrodale

Foto credits Dominik Dome

Trovare qualcosa di positivo da dire sull'ISIS è impossibile. Possiamo giusto dar credito alle sue strategie di branding. Per esempio, tutti i combattenti dell'ISIS sono devoti a quella bandiera nera che ormai noi tutti conosciamo, e al cui interno è possibile leggere una scritta in arabo traducibile in "Non c'è divinità se non Dio" e, in un cerchio sottostante alla stessa, un sigillo bianco con su scritto ""Maometto è l'Inviato di Dio". Quello che questa bandiera non ci dice, invece, è di essere affiliata al Jack Daniel's Old No. 7. O almeno, così pensava un cittadino svizzero ora molto perplesso.

La persona in questione è un ventinovenne non bene identificato che, fresco di trasloco in un nuovo vicinato, aveva deciso di lasciare che due bandiere sventolassero libere dal tetto di casa sua. Le bandiere erano quella italiana e quella della nota marca di whiskey del Tennessee, issate per celebrare rispettivamente le proprie origini italiane e "solo per divertimento". A quanto evinto da una lettera trovata nella propria cassetta della posta il sabato seguente, però, la percezione altrui non sarebbe potuta essere più sbagliata.

La lettera conteneva una lamentela scritta da un vicino rimasto anonimo, infastidito dalla bandiera italiana e arrabbiatissimo per quella del Jack Daniel's. Il motivo? L'anonimo vicino aveva scambiato la seconda per quella della nota organizzazione terroristica.

"Dobbiamo avere timore di te? Prima la bandiera italiana, poi quella lì nera. Sei un simpatizzante dell'ISIS? Firmato: i vicini preoccupati". Questo il contenuto della lettera, che minacciava inoltre il ricevente e la sua ragazza di essere posti sotto stretta sorveglianza (già immaginiamo la classica coppietta di vecchini facilmente irritabili intenta a spiare tutto il giorno, dai buchi delle tapparelle, questo ignaro uomo accusato di essere un simpatizzante dell'ISIS).

Graffiti raffiguranti la bandiera dell'ISIS su di un cassonetto in Francia. Foto credits Thierry Ehrmann

"Sono letteralmente caduto dalle nuvole quando ho letto quel messaggio," ha recentemente raccontato lo svizzero al giornale 20 Minuten. Aveva persino chiesto in giro per il vicinato se qualcuno sapesse chi fosse il mittente della lettera ma, a seconda dell'interlocutore trovato, nessuno sapeva nulla dell'accaduto, aveva intenzione di spifferare chi l'avesse scritta, o aveva voglia di passare per una persona che scambia la bandiera dell'ISIS per quella del Jack Daniels.

L'uomo ha poi riportato l'accaduto alla polizia e sta prendendo in considerazione l'idea di passare per vie legali qualora dovesse saltar fuori chi ha scambiato il Jack Daniel's per Daesh. "Essere scambiati per affiliati dell'ISIS è altamente deleterio per la nostra reputazione," ha proseguito lo svizzero.

A quanto pare, però, il suo vicinato non è l'unico reo di aver scambiato una data bandiera per quella dell'ISIS. Il corrispondente della CNN Lucy Pawle ha, nel giugno del 2015, espresso candidamente il proprio disgusto alla vista di quella che credeva fosse una bandiera dell'ISIS nel mezzo della parata per il Gay Pride di Londra. "Insomma, sembra proprio […] è un chiaro tentativo di imitazione della bandiera dell'ISIS. Se la osservate più da vicino si vede anche che non è esattamente arabo," aveva affermati. E cavoli no, cara Lucy. La bandiera, sventolata dal noto artista Paul Coombs, era decorata con dildo, plug e perline anali. Coomb si era ritrovato quindi a spiegare al Guardian che "la bandiera era così palesemente decorato con dildo, che mai mi sarei aspettato qualcuno potesse scambiarla per quella dell'ISIS."

Un'altra versione "dildo" alla Folsom Street Fair di San Francisco, 2016. Foto credits Quinn Dombrowski

Ma non finisce qui.

Nell'ottobre sempre del 2015 un gruppo svedese di amanti della barba si è trovato la polizia alla porta dopo che, indovinte un po', qualcuno aveva scambiato la loro bandiera "Black Villains" per quella di Daesh. "La polizia ovviamente si è accorta non fossimo terroristi ma solo dei gentlemen con la barba curata," un membro dell'associazione aveva raccontato all'epoca all'Independent.

Per tornare un attimo alla Svizzera, comunque, vi basti sapere che il nostro amico non ha intenzione di calare alcuna bandiera. "Non lascerò vincere questa battaglia ai miei vicini," ha rivelato.