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Sono andata in Giappone per capire perché tutti amano il tè Matcha

Mariachiara Montera

Non capivo perché piacesse alle persone: quello assaggiato in Italia a me faceva schifo. Adesso capisco: quello buono costa 500 dollari al chilo.

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La prima volta che ho bevuto il matcha in Giappone ho capito come si è sentito John da Londra quando ha mangiato la prima piadina in Romagna e ha esclamato: ma allora non è cartone!

Fino al mio viaggio a Uji, una piccola città sul fiume a 20 minuti da Kyoto dove ho preso parte al food tour dedicato al matcha di Arigato Japan, ho associato il matcha a due sensazioni molto diverse: spinacio fresco misto a terra, se assaggiato al naturale, e bomba di zuccheri complessi se gustato in versione gelato nei ristoranti giapponesi.

E sorpresa, il matcha non è nulla di questo, soprattutto se bevi quello che costa 500 dollari al chilo.

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Facciamo un passo indietro: il matcha è tè verde in polvere, ottenuto da foglie macinate a pietra, che si prepara per sospensione e non per infusione. In pratica, versate la polverina verde nell’acqua e bevete tutto, senza gettare via nulla come invece fate con le foglie.

(Sì, sarà anche una cerimonia antica ma qui lo raccontiamo for dummies, perché le cose pop ci piacciono di più).

Se chiedi a un giapponese di cosa sappia il tè matcha, troverai solo una risata di risposta, e una frase che suona come “Il matcha sa di matcha”

Le foglie del matcha vengono coperte 20 giorni prima di essere raccolte: in questo modo si preserva il gusto, il colore ma soprattutto la quantità di L-Teanina, un principio attivo che è stato riconosciuto come un potente antiossidante.

Qui a Uji si trovano le più antiche e prestigiose coltivazioni di tè verde, ed è qui che si svolge il food tour guidato da Jennifer, che permette di capire anche a noi occidentali cresciuti a caffè bollenti e tè in bustina cosa voglia dire conoscere una bevanda, il matcha appunto, e il suo ruolo nella storia e nella cultura del Giappone.

Foto per gentile concessione di Arigato Japan


Roba grossa, insomma. Soprattutto, insondabile per certi versi.

Se qui in Italia vuoi parlare di caffè tra appassionati, puoi rifarti ad alcuni parametri che sono ormai abbastanza popolari: acido, amaro, cioccolato, frutti rossi e così via.

Se chiedi a un giapponese, anche maestro di cerimonie, di cosa sappia il tè matcha, troverai solo una risata di risposta, e una frase che suona come “Il matcha sa di matcha”.

La preziosità di questo tè non sta solo nel sapore, insomma. E berlo nel luogo in cui viene prodotto e in un negozio che lo prepara con la cerimonia tradizionale, ecco, ti permette dargli nuovi parametri.

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Bevo il mio primo matcha giapponese all’interno di Mitsuboshien-Kanbayashisannyu-Honten, dove lavora un ragazzo svizzero che ha sposato la figlia del proprietario: in un inglese rapido come lo Shinkansen ci racconta la storia della via del tè che da Uji arrivava a Tokyo, per concludere che “Tea was quite something”.

Altrimenti non si spiegherebbero le ceramiche, la cura, il tempo dedicato a questa bevanda. La leggera ossessione degli strumenti con cui preparare il matcha, il perfezionismo con cui si spolvera il tè sul gelato: che faccia parte della tradizione millenaria o della sua declinazione pop, il matcha qui ha il potere di mettere in relazione il Giappone con il resto del mondo. Dai soba con il matcha dentro, al gelato morbido fino ai ravioli: è un cibo che comunica, che traduce.



Il matcha è lo specchio del passato di questo Paese, della capacità di mantenere vive la tradizioni. Svela il perfezionismo della lavorazione, ma anche il benessere che pervade chi lo beve, in una cerimonia dove l’ospite è sempre a suo agio.

E ora, ecco come preparare il matcha a casa!
Per ogni persona vi serviranno due grammi a testa di tè matcha.

Prelevate il matcha dalla sua scatolina con il Chashaku, un cucchiaio sottile fatto di bambù
Versatelo in una ciotola tradizionale, la Chawan
Riscaldate l’acqua fino a 80°, 90°
Versatela nella ciotola: deve essere poca! Il concetto è quello del buon vino: ne basta poco per gustarlo
Sbattete l’acqua col matcha in maniera rilassata con il Chasen, un frullino in bambù, finché non si forma la schiuma

Non accompagnare il tè con dei dolcetti: se accade, è perché il dolce serve a contrastare l’amaro del tè, e il matcha è amaro quando è di bassa qualità.

Quello che abbiamo bevuto noi costava 500 dollari al chilo e di amaro, indovinate, non aveva nulla.

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