Come parlare di Bourbon senza sembrare dei completi idioti

Perché è quello che fate, quando ve ne uscite fuori con "liscio" e basta.

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18 luglio 2018, 1:04pm

Foto via Flickr di Invaluable Official

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Nella mia dispensa c'è sempre una bottiglia di I.W. Harper. E non perché - stando ad eBay - valga 9.99 dollari, ma perché mi basta svitarla per godere del suo aroma, che assomiglia molto a quello di un libro rilegato in pelle e impregnato di caramello. Basta un sorso per capire che nulla potrà mai avere lo stesso sapore.

Questo Bourbon, a differenza di molti altri che ho degustato, sprigiona la sua vera natura subito, appena aperto. Probabilmente, in un'altra vita, era un libro antico, riposto su una qualche mensola di una biblioteca dai pavimenti scricchiolanti, dove poteva tranquillamente custodire le proprie pagine ingiallite e piene di storie antiche. Il tutto ricoperto di caramello caldo. Nessun Bourbon mi aveva mai rivelato così tanto di sé, prima d'ora.

"Non descrivete mai il vostro whiskey come 'liscio.' Se è tutto quello che avete da dire, meglio non dire nulla."

Vivo nel cuore pulsante del Bourbon, a Louisville, in Kentucky, dove se c'è una cosa che facciamo più di bere Bourbon, è parlare del Bourbon. In totale ho speso ore e ore della mia vita (se non proprio settimane intere) fra distillerie, bar e degustazioni, e so che niente odora meglio di una rickhouse (N.d.T. il luogo dove vengono conservate le botti di whiskey) durante una giornata afosa, quando ogni soffio d'aria emana odore di whiskey. Durante la mia vita e la mia carriera giornalistica ho anche seguito un corso sul whiskey, che ora mi permette di aggiungere "esperta certificata di Bourbon" nella mia biografia.

Ma quando si tratta effettivamente di parlare di Bourbon, mi immobilizzo. Certo, ne so di più di una persona qualsiasi, ma non voglio fare la principiante che ne parla ai veri intenditori.

E un post su Facebook di Chuck Cowdery, autore ed esperto di Bourbon, non ha certo aiutato la mia insicurezza. "Consigli per professionisti," così iniziava il post, "non descrivete mai il vostro whiskey come 'liscio.' Se è tutto quello che avete da dire, meglio non dire nulla."

Lasciando da parte l'elitismo da esperti, voglio sapere cosa dovrebbero dire le persone per descrivere il bourbon che hanno davanti, prima di scolarselo.

Quindi cosa potevo fare, se non rivolgermi proprio a Cowdery? Ho anche parlato alla degustatrice Jackie Zykan, della Old Forester (che nella vita si mantiene parlando di whiskey), per carpire ogni segreto.

Partiamo proprio dal "liscio."

"Ho tirato su tutto questo casino sul 'liscio,'" inizia Cowdery, "perché se lo dite a qualcuno che anche un pochino se ne intende, penserà siate degli idioti. E a nessuno piace passare per idiota."

"La maggior parte delle volte, quando la gente se ne esce fuori con 'liscio,' è perché vuole semplicemente dire 'mi piace!'. Quindi tanto vale dire che ti piace."

Degustate in silenzio. Perché se parlate, o se qualcuno parla, i pensieri si incrociano ed è la fine.

Il problema di "liscio," come continua Chuck, è che "non aggiunge nulla di più. È un po' come dire che ti aspettavi che il sorso di Bourbon ti strozzasse, ma sei contento non l'abbia fatto, e quindi è liscio. Può anche essere utile come commento, ma è meglio provare con una descrizione più approfondita."

Ecco, appunto. Quando tutto può tradursi in un'analogia, da dove s'inizia?

Qui entra in gioco Jackie Zykan. Con i suoi 10 anni dietro al bancone, gli studi di biologia e chimica alle spalle e un talento naturale per la narrazione, Zykan trova una storia in ogni bicchiere di whiskey, ed è per questo una punta di diamante dell'Old Forester. Prima di tutto, vorrebbe non esistessero le note degustative.

"Giuro, vorrei non le scrivessimo, né che le fornissimo. Sono solo un piccolo granello nella storia complessiva." Continua anche spiegando come, una volta che ti sei fatto un pensiero su qualcosa, raramente lo cambi.

Zykan stessa ci tiene a precisare di non essere onnisciente. E mi dice che non dovrei avvilirmi. "Non è una gara, non sei qui per primeggiare su chi percepisce più aromi. Io a volte ne percepisco uno, a volte 100. Dipende dai giorni."

Tuttavia c'è una precisazione. "Se percepisci una nota strana, mai sentita prima ma comunque distinta, ricordatela, perché definirà in futuro quel prodotto specifico.". E se continuate a limitarvi a quel "liscio," ecco qualche consiglio.

Scomponi i sapori

Per ogni sapore c'è almeno una macrocategoria di riferimento. Ecco le principali da tenere a mente:

  • I retrogusti dolci di solito indicano note di vaniglia, toffee, caramello, melassa, miele, cioccolato.
  • I retrogusti "verdi" da erbe aromatiche.
  • Quelli speziati da pepe, noce moscata, chiodo di garofano.
  • Ci saranno sempre note fruttate, quindi siate specifici. Se sentite retrogusti di limone, è perché c'è della buccia di limone.
  • Le note floreali di solito sono profonde - pensate alle rose.
  • Piccolo bonus: "Il calore è un'altra macrocategoria da descrivere. Usatela!".

Studia l'eredità storica

Alle distillerie piace la costanza. Zykan sa benissimo che ogni distilleria ha il proprio asso nella manica. "La Four Roses ama molto le note d'aneto e quercia. Quindi, una volta che hai immagazzinato questa nozione in testa, puoi sfruttarla come punto d'inizio." Imparate qualcosa delle distillerie più famose, tutto sarà più facile, dopo.

Così, quando vi ritrovate con un gruppo di persone per la degustazione, potete usare quello che avete trovato aggiungendoci dopo nozioni in più. "Cercate magari di paragonarlo a un altro tipo di whiskey, non importa di che marca. Comparare può aiutare a capire meglio il prodotto, anziché stare lì a contemplarlo nel bicchiere."

Lascia perdere il profumo

Davvero. "Se volete degustare il Bourbon non potete indossare il profumo. Scusate ma dovete iniziare neutrali." Ovviamente questo vale anche per "lozioni, burrocacao o lacca."

Shhhhhh!

"Degustate in silenzio. Perché se parlate, o se qualcuno parla, i pensieri si incrociano ed è la fine." Quando ai corsi di degustazione i frequentatori si aspettavano lei dicesse qualcosa, Zykan preferiva stupirli lasciando che capissero da soli. "Il silenzio è d'oro in queste occasioni."

Chimica for dummies

C'è un motivo se sentire mandarino, vaniglia o altro: la scienza.

"Prendete una botte di distillato. Se aggiungete un po' di vaniglia, sia naturale che sintetica, a una botte d'acqua, poi quella saprà di vaniglia. E il vostro cervello capirà si tratti di vaniglia perché si ricorderà di quella volta in cui l'avete assaggiata. Il Bourbon parte dall'acqua, dai cerali, dal lievito e da una botte di quercia (non c'è alcun additivo artificiale), e tutto il resto che percepirete è all'1% chimico."

Esatto. Non importa abbiate bigiato le lezioni di scienze al liceo (come ho fatto io), il vostro cervello funziona così. "La percezione dei sapori è lì, e il nostro cervello a un certo punto se li ricorderà," continua Jackie.

Ah ecco, se sentite un retrogusto simile ai popcorn che vi scofanate al cinema, è per via del diacetile. Arriva dai cereali.

E il retrogusto di libro vecchio, invece? Risale tutto al legno e allo zucchero, secondo Zykan.

È solo di whiskey

Certo, alla fine piacerebbe a tutti ritrovarsi a fine giornata con un sacco di cose da dire sul bourbon degustato, "Ma non sempre succede", conferma Zykan.

"C'è un po' questa idea che chi degusta abbia la risposta a tutte le domande. Qualcuno mi paga per stare tutto il giorno tra carboidrati - necessari per sopravvivere - e sorsi di Bourbon, in silenzio, per scrivere delle annotazioni. E a volte a fine giornata capisco di avere sbagliato".

"Non c'è nulla da temere" conclude. "Possiamo focalizzarci su quello che è davvero importante? Ossia che siamo qui e possiamo bere un bicchiere di whiskey eccellente. E già questo, di qualsiasi tipo di bourbon si tratti, dovrebbe bastare."

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Quest'articolo è originariamente apparso su Munchies US.